STORIA

 

Quando si parla della storia di Mondaino viene subito alla mente il Medioevo, per la forte rocca che sovrasta il paese e le sue mura castellane.

Diana

Ma la storia di questo borgo non è solo quella medievale e le sue origini vanno molto più indietro nel tempo, intrecciandosi con il mito e la leggenda. Leggenda legata a Diana, dea della caccia, della luce lunare a della castità, che sembra fosse venerata in questi colli.

Della presenza di un tempio pagano si parla già nel Settecento, sulle basi di un antico manoscritto pertinente al ritrovamento di una lapide nella vecchia chiesa parrocchiale, posto in cui pare sorgesse il luogo di culto. Non ci sono prove materiali dell'effettiva presenza di un'area sacra, ma la figura di Diana ritorna spesso nelle vicende storiche di Mondaino. Ad esempio nell'etimologia del nome del paese, che nasce dal daino, animale sacro alla Dea, o nelle antiche notizie che parlano della presenza di sontuosi bagni, simbologia fortemenete legata all'iconografia con cui spesso la divinità viene rappresentata.

Non bisogna poi dimenticare la splendida esedra di Piazza Maggiore. Chi l'ha progettata si è ispirato a questa antica leggenda, prendendo come spunto il tempio della dea Fortuna di Preneste, divinità assimilabile appunto a Diana.

 

Le prime testimonianze di presenza umana sul territorio risalgono però a qualche millennio prima, quando, tra l'età del Rame e del Bronzo Antico, l'uomo occupava già stabilmente la vicina valle di Montespino. Ce lo testimoniano i resti di antiche capanne che affiorano dopo le arature e i frequenti rinvenimenti di materiali litici come cuspidi di freccia, asce a martello e raschiatoi.

 

A livello documentario, Mondaino, appare per la prima volta nel 1069, con la donazione del castrum fatta dal nobile riminese Pietro di Bennone al monastero di San Gregorio in Conca e a San Pier Damiani, assieme ad altre terre e castelli del territorio.

 

Agli inizi del Duecento anche questi luoghi sono interessati dalla Regola di San Francesco e dai suoi ideali di povertà, carità e semplicità. Il "poverello" di Assisi passa per queste terre e, colpito dalla bellezza della selva di Monte Formosino, si ferma a fare orazione. Di lì a poco sul colle sorgerò un importante convento dei Frati Minori, che segnerà la storia del paese e del territorio. 

 

Dopo il dominio vescovile ed abbaziale, 1233, Giovanni console di Mondaino giura fedeltà al comune di Rimini. Per la prima volta, quindi, il paese compare come un soggetto politico e sociale con una certa autonomia.

 

Ma già nel 1289 Mondaino, assieme a Santarcangelo, Saludecio, Meleto e Montepettorino, si ribella al comune di Rimini e passa dalla parte dei Malatesta. Così il castello diventa un importante baluardo nello scacchiere difensivo malatestiano, proprio al confine con i territori degli acerrimi nemici Montefeltro.

Attorno al 1330 viene costruita la rocca, o meglio il palatium, data la sua funzione sia difensiva che residenziale. 

Poi, in seguito a lotte intestine, il castello passa in mano a Ferrantino, che lo tiene fino al 1348. E' in questi anni che iniziano le guerre e gli assedi al castello. Mondaino ne subirà ben sette, dal 1331 al 1517, da parte della Chiesa, dei Malatesta stessi e delle truppe feltresche, riuscendo quasi sempre a resistere e a respingere gli assalitori.

Proprio per questo Francesco Sforza, duca di Milano, lo riteneva inespugnabile e Federico da Montefeltro lo definiva un luogo forte et importante, che a nessun patto può essere conquistato. Forse anche per la presenza delle gallerie militari, che servivano come via di fuga e per gli approvvigionamenti durante i lunghi assedi.

 

Con la signoria di Sigismondo Pandolfo il castello venne ingrandito e fortificato tramite la costruzione di torrioni poligonali, per contrastare il "nemico" Federico da Montefeltro.

Ma anche questo non bastò a salvare il lungo domino malatestiano che di lì a poco sarebbe terminato con la dura sconfitta patita da Sigismondo nel 1462 contro l'esercito pontificio e feltresco.

Da quel momendo Mondaino passa sotto l'autorità ecclesiastica, che durerà per diversi secoli, interrotta solo per brvi periodi da quella di Cesare Borgia, del principe di Macedonia e dei Medici di Firenze.

Durante il periodo malatestiano, Mondaino diviene sede privilegiata anche per importanti incontri diplomatici, tanto da essere  ricordato come il "paese dei patti". In particolare i Malatesti e i Montefeltro si incontrano due volte per siglare paci più o meno brevi. La prima nel 1389 tra Carlo Malatesta e il conte Antonio da Montefeltro, e la seconda il 29 novembre 1459, quando Sigismondo Pandolfo e il duca Federico si trovarono, per un incontro amichevole, nel convento di Monteformosino.

Dal 1514 al 1516 è capitano del castello il giovane poeta mantovano Giovanni Muzzarelli, amico dell'Ariosto e del Bembo, che chiede ed ottiene da papa Leone X il governo del castello. Tra le sue opere principali si ricordano le Rime e l'Amorosa Opra, dedicata ad Elisabetta Gonzaga duchessa di Urbino. Durò poco il suo governo, poichè vittima di un misterioso assassinio, durante un agguato, e poi buttato nel fosso insieme con la mula e il garzone.

 

Dalla fine del Quattrocento a tutto il Seicento la fama di Mondaino si diffonde grazie allo sviluppo della produzione di maioliche. Vi lavorano diversi ceramisti, sia locali, sia provenienti da Casteldurante e Rimini. Un produzione artistica importante, che di certo superava i consumi locali, tanto che la loro commercializzazione raggiungeva diverse località pesaresi e riminesi, fino a Cesena.

Varie le tipologie decorative: a trofei, in stile fiorito, compendiarie, a paesi, che risultano omogenee a quelle dell'area metaurense, da Pasaro a Urbino e Casteldurante; ma con caratteristiche e peculiarità proprie, tanto da consentire di rivendicare a Mondaino diversi esemplari oggi conservati in collezioni pubbliche e private.

 

Due importanti interventi urbanisti interessano il diciassettesimo secolo e quello successivo. La fondazione del secondo convento francescano, quello delle Clarisse, e la riedificazione della chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, oggi custode di dipinti del Pomarancio, del Picchi e del Soleri Brancaleoni.

Sempre in questo secolo Lorenzo Ganganelli, futuro papa Clemente XIV, veste gli abiti francescani a Monteformosino e nella villa di Laureto nasce don Sebastiano Sanchini, precettore di Giacomo Leopardi.

 

Tra il 1818 e il 1820 c'è l'invenzione del bellissimo loggiato a crescente di Piazza Maggiore. Il simbolo più importante del paese, che integra armoniosamente il nucleo urbano e la sua via principale con il castello. Resta ancora un mistero il nome del suo architetto. Forse il giovane Maurizio Brighenti amico del Canova, del Monti e del Borghesi. Per i mondainesi non è altro che la "padella", con via Roma che le fa come da manico...

 

Nel Novecento il paese vive la sua realtà industriale molto precocemente. Già negli anni Venti nasce la fabbrica di fisarmoniche dei fratelli Galanti, che dura fino ad oggi, trasformando poi la produzione in quella di organi elettronici. Gli strumenti prodotti godono di fama e prestigio: sono tra i primi della classe e vengono esportati in tutto il mondo. Le fisarmoniche sono smerciate in particolar modo negli Stati Uniti, dove, a New York, nasce un negozio di vendita diretta.

 
 
 
 
Del secolo appena passato bisogna poi ricordare lo scrittore Fabio Tombari, per diversi decenni vissuto nella località di Rio Salso ed autore, tra gli altri, di Tutta Frusaglia, Il libro degli animali, I Ghiottoni e Il libro di Tonino.

Molte trame dei suoi famosi romanzi si sono ispirate alla suggestiva Valmala, che nasce proprio sotto il colle di Mondaino.

 

 

                                     

 

                                                                             di Alberto Giorgi, da "Il palio del daino e gli antichi mestieri", a cura della Pro Loco di Mondaino